Cittadinanza austriaca ai sudtirolesi, parliamone!

Il nuovo Governo dell’Austria sta pensando di offrire la cittadinanza austriaca ai  sudtirolesi, quindi italiani, di lingua tedesca ed è subito polemica.
Polemica perché in molti sono già a gridare “ma sono italiani”, altri si preoccupano del “dove pagheranno le tasse?”, altri ancora ricordano “i molti morti necessari per annettere il Sudtirolo all’Italia”.
Ma queste voci non arrivano spesso dagli stessi che parlano di confini aperti e pacifismo?

Non lo nego, ripudio la guerra, penso sia quanto di più bestiale l’umanità possa produrre e proprio per questo ritengo ridicolo il considerare validi dei confini solo perché determinati dal sangue umano e costringere le persone all’interno di essi a vivere in un certo modo. Ciò che ci distingue è la nostra identità, la nostra storia, a volte comune nonostante i Paesi differenti, a volte diversa nonostante il confine comune.

In Sudtirolo, oggi parte dell’Italia, resta molto forte la cultura austriaca e circa il 65% della popolazione è madrelingua tedesca.
Per vari motivi la convivenza con il resto d’Italia è sempre stata difficile causa una difficile accettazione da entrambe le parti.
Perché allora non garantire a queste persone la possibilità di “tornare in Austria”? Insomma, siamo sempre pronti a regalare cittadinanze ai primi arrivati dai Paesi più dispersi al mondo che con noi non hanno nulla a che fare, ma ci troviamo contro l’assegnare una cittadinanza su base storica?

Un discorso simile lo si potrebbe fare per l’Istria.
Foibe a parte (discorso molto controverso non affrontabile in questa sede) l’italianità di almeno una parte dell’Istria è innegabile.
Proprio in questo periodo, nel capodistriano, si sta lavorando per recuperare e ricordare, per una questione culturale, gli odonimi storici, risalenti all’impero austro-ungarico. Perché allora non dare agli italofoni dell’Istria la possibilità di avere la cittadinanza italiana?

La cittadinanza, che oggi si è spesso pronti a regalare, dovrebbe essere segno del completamento di un percorso di integrazione… ma quale integrazione è richiesta a quelle persone vittime di giochi di confine?

Invece di pensare a un’Europa (o peggio, un mondo) dove le identità vengono combattute, perché non fare l’opposto? Valorizziamole nel pieno rispetto dell’altro.
I confini ormai sono stati stabiliti (in modi sicuramente discutibili, non lo metto in dubbio) e allora la cittadinanza, usata bene, può essere un ottimo strumento per ristabilire l’ordine nel massimo rispetto.

La stessa Italia, Sudtirolo a parte, al suo interno ha tante differenze che si è cercato di eliminare per anni e anni: valorizziamole invece di combatterle!
Cercare di appiattire, di cancellare e distruggere non farà altro che estremizzare situazioni che, in altro caso, sarebbero addirittura opportunità.

È proprio cercando di far dimenticare alle persone chi sono che nascono poi situazioni polarizzate ad estremi che non vorremmo mai vedere…

… come infatti sta avvenendo oggi.