Glottofobia… siamo davvero arrivati a tanto?

Ormai viviamo in un mondo che per colpa di un’ideologia politica che vuole essere contro ogni forma d’odio e di violenza… ci fa vedere un ambiente carico di odio e di violenza anche dove questa non è assolutamente presente.
A questo giro si parla addirittura di glottofobia: insomma, parli male una lingua? Sono gli altri ad essere dei glottofobi nei tuoi confronti e non tu ad essere un ignorante che dovrebbe, semplicemente, studiare maggiormente.

Vi cito l’articolo “Contro la “glottofobia”, la discriminazione che avete fatto tutti” pubblicato da Linkiesta.it dove, appunto, si inventa questa importantissima parola che in italiano non esiste: glottofobia.

la “glottofobia” è, invece, ogni atto discriminatorio fondato sul modo in cui una persona parla una lingua“.

In parte mi sento di condividere l’articolo quando parla di Paesi dove vi è stata una forte lotta alle lingue minoritarie, sono nato in Piemonte dove le varie lingue minoritarie come il piemontese e l’occitano sono spesso state oggetto di discriminazione e certo non tutelate a dovere (anzi), ma il punto è che l’articolo parla anche di: “Per capirsi, è glottofobia la discriminazione fatta sulla base di accenti regionali diversi, oppure di accenti stranieri” per poi continuare con: “Denigrare chi, pur esprimendosi nella sua lingua madre, dimostra scarsa dimestichezza con alcune regole della grammatica, è classismo? Senza dubbio“.

Posso benissimo capire il discorso degli accenti anche perché questi non vanno a colpire direttamente la grammatica, ma addirittura parlare di classismo per chi ha scarsa dimestichezza con le regole della PROPRIA lingua mi sembra follia.

A casa mia questa si chiama semplicemente ignoranza, cosa certamente accettabile, ma comunque di ignoranza si parla.
Se vogliamo dare del glottofobo a chiunque faccia notare errori di grammatica significa allora che siamo a favore di una parlata sempre più distrutta da continue violenze linguistiche (che, per di più, dovremmo essere forzati ad accettare, pena l’essere definiti glottofobi).

Abbiamo margini di azione, assolutamente, accenti locali, persone straniere senza particolari studi alle spalle, ma arrivare a definire glottofobia il far notare errori GRAMMATICALI a dei madrelingua…
E l’articolo infatti parla proprio di glottofobia nel caso delle critiche nei confronti degli errori linguistici commessi da Luigi Di Maio con i congiuntivi e di Renzi, con l’inglese, ma siamo impazziti?
Io stesso ne commetto, ci mancherebbe, ma cerco di migliorarmi, di imparare, non mi metto di sicuro a urlare al “glottofobo”, ogni critica è un’occasione per migliorarsi.

L’articolo poi chiude con un simpatico cortocircuito segno che, forse, in realtà tutto lo scritto altro non è che una bufala.

Si parla infatti della “definizione con disprezzo” del catalano chiamandolo dialetto e non lingua per poi parlare poche righe sotto di come in Friuli vi sia la (fantastica aggiungo): ” possibilità di insegnare nelle classi anche il dialetto, come avviene in alcuni paesi del Friuli, va verso questa direzione: anti-glottofobia. Ma alcuni illuminati, tempo fa, pensavano che fosse solo retroguardia”.

Peccato che il friulano sia una lingua, non un dialetto.

Glottofobo o ignorante?